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L'acclimatazione... come fare
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Una delle fasi più delicate, quando si acquista uno o più Discus, è quella dell’acclimatazione nel nuovo acquario o in negozio. Questo momento è tanto più delicato quanto più lungo è stato il viaggio e quindi la permanenza del pesce all’interno del sacchetto. Anche delle condizioni ambientali avverse, sia in estate che in inverno possono esporre i pesci a degli sbalzi climatici che alterano negativamente le già precarie condizioni di vita all’interno dell’imballo.

E’ importante, per prima cosa, conoscere cosa accade all’interno del sacchetto durante le fasi di trasporto. Ne abbiamo già parlato nell’articolo dedicato a questo argomento, ma ne facciamo anche qui un piccolo sunto.

Generalmente è buona norma che i Discus vengano imballati singolarmente, ciò fa sì che il pesce non si ferisca contro i raggi duri delle pinne di altri soggetti nell’angusto spazio del sacchetto. In questo modo i pesci viaggiano anche più tranquilli senza che il nervosismo possa essere trasmesso ad altri soggetti. Ciò in più garantisce che qualsiasi problematica avvenga all’interno dell’imballo, coinvolga un singolo soggetto.

Il metodo d’imballo classico è quello del sacchetto che viene riempito per un terzo di acqua e per due terzi di ossigeno. Si tratta in definitiva di un piccolo sistema chiuso che consente al pesce di sopravvivere in buone condizioni per 24-48 ore. Più queste condizioni restano buone, più il tempo di permanenza all’interno del sacchetto può prolungarsi.

 Ma quali sono i fattori che alterano queste condizioni? Vi sono due tipi di fattori: quelli esterni e quelli interni al sistema chiuso.

 I fattori esterni sono: la temperatura e la luce.

Un eccessivo rialzo termico determina un incremento del metabolismo del pesce provocando un consumo più rapido della scorta di ossigeno e una produzione maggiore di anidride carbonica. In più incrementa anche la carica batterica favorendo la rapida riproduzione dei batteri patogeni e non.

Un eccessivo calo della temperatura rallenta troppo il metabolismo del pesce impedendogli di svolgere alcune importanti funzioni vitali: in primo luogo può compromettere il sistema immunitario del pesce rendendolo più sensibile alle parassitosi che non smettono di essere aggressive nemmeno alle basse temperature.

In entrambi i casi, maggiore è il tempo di esposizione alla temperatura “sbagliata”, maggiori possono essere i danni subiti e maggiore, quindi, dovrà essere la cura nella fase di acclimatazione.

La luce per i pesci chiusi nei sacchetti è una grossa fonte di stress poiché li mantiene “svegli” stimolandone il metabolismo.

Per questi motivi gli imballi prevedono degli accorgimenti che schermano i sacchetti dalla luce e li coibentano facendo sì che la temperatura all’interno dell’imballo resti il più possibile costante e stabile nonostante le condizioni esterne ambientali.

I fattori interni sono: l’ossigeno, l’anidride carbonica, il pH, il contenuto salino e l’ammoniaca.

L’ossigeno viene apportato al sistema viene insufflato nel sacchetto, perciò la quantità a disposizione è limitata. In ogni caso non è il fattore limitante più importante nel trasporto dei pesci.

L’anidride carbonica viene prodotta dai processi di respirazione che portano al consumo dell’ossigeno. In acqua la troviamo presente sia in forma disciolta, che in forma associata all’acqua dove si trasforma in acido carbonico. Nel primo caso è direttamente tossica a concentrazioni superiori di 0,25 mg/l. Nel secondo caso interferisce con il valore del pH abbassandolo; maggiore è la sua efficacia di acidificazione minore è il valore del KH dell’acqua di trasporto.

Il contenuto salino aumenta costantemente a causa dei metaboliti dei pesci.

L’azoto ammoniacale viene prodotto dai pesci e lo si può trovare nel sacchetto in forma di ammonio-ammoniaca oppure anche in forma di nitrito. La sua concentrazione è il fattore maggiormente limitante durante il trasporto dei pesci per questo motivo è necessario “spurgare” i pesci nel modo più corretto prima di imbustarli; affinché non rigurgitino il cibo o non producano feci che possano inquinare l’acqua.  

L’acclimatazione “perfetta” è quella che ci consente di eliminare il più velocemente possibile le sostanze tossiche per i pesci (ammoniaca, nitriti, anidride carbonica disciolta) e al contempo di modificare il più lentamente possibile quei fattori, che, se variati troppo velocemente, potrebbero arrecare seri danni al metabolismo dei pesci (temperatura, pH, contenuto salino).

Una drastica e rapida eliminazione di ammoniaca, nitriti e anidride carbonica porta subito dei benefici in quanto queste sostanze, non essendo più assorbite dall’organismo, non “inquinano” più i processi metabolici.

Un veloce cambiamento del valore del pH può essere dannoso per due motivi:

-         se i soggetti sono in un ambiente di trasporto acido, potrebbero avere assorbito nei tessuti cellulari dell’ammonio. Nell momento in cui il valore ambientale del pH diventa basico, questo può trasformarsi in ammoniaca tossica e avvelenare i pesci.

-         se nell’acqua di acclimatazione è presente ancora dell’ammonio questo con l’innalzamento del pH diverrà ammonica e avvelenerà i pesci.

Un veloce cambiamento della temperatura può essere dannoso sia in rialzo che in diminuzione perché, nel primo  caso i patogeni si “sveglieranno” prima del sistema immunitario del pesce attaccandolo senza che questo fornisca la giusta risposta, e nell’altro essi diventeranno troppo aggressivi.

Una rapida eliminazione dell’anidride carbonica associata può portare ad un rapido incremento del valore del pH con le problematiche viste prima.

Vediamo ora le procedure da seguire in fase di arrivo dei nuovi ospiti:

- qualora fossero presenti dei pesci nella vasca di destinazione, alimentarli;

- spegnere la luce della stanza nella quale apriremo l’imballo dei pesci e quelle dell’acquario di destinazione;

- aprire l’imballo esterno ed attendere 10-15 minuti per evitare che dei rapidi cambiamenti di luce possano incrementare lo stress ai nuovi arrivati;

- misurare la temperatura dell’acqua di trasporto ed eventualmente adattare la temperatura della vasca di destinazione qualora sia priva di altri ospiti e il delta termico sia elevato;

- misurare il pH dell’acqua di trasporto per avere il giusto riferimento;

- valutare, con un apposito test, se in acqua vi è presenza di ammoniaca.

Fatto ciò, qualora vi fosse nell’acqua di trasporto un pH abbastanza acido e un’elevata presenza di ammonica, sarà necessario eliminare la maggior parte dell’acqua ricca di ammonica e integrarla con della nuova priva di ammoniaca, con contenuto salino, temperatura e pH simili a quella di trasporto.

L’acqua che utilizzeremo per l’acclimatazione possiamo, in parte, preparala prima se sconosciamo il tipo di acqua che viene utilizzata dal rivenditore durante le spedizioni. Il valore del pH può essere abbassato utilizzando un acidificante, come il TetraAqua pH/KH Minus, fino al livello desiderato. Questo tipo di acidificante, lavorando sulla durezza carbonatica, offre il vantaggio di abbassare rapidamente il valore del pH. Questo però poi tende a risalire lentamente, così come la prassi dell’acclimatazione richiede. Eventualmente per stimolare il processo di lento rialzo del pH si potrà introdurre nella fase di acclimatazione una pietra porosa azionata da un areatore che ci aiuterà anche a incrementare il contenuto di ossigeno. Eventualmente possiamo, sempre utilizzando un acidificante, abbassare anche il valore del pH della vasca di ricezione per portalo verso un punto di incontro, in questo modo potremo trasferire i pesci più velocemente nella vasca finale qualora la temperatura lo concedesse.

La lenta risalita del pH è indispensabile affinché i pesci possano eliminare dal corpo l’ammonio senza che questo si trasformi in tossica ammoniaca all’interno delle cellule.

Per eliminare l’ammoniaca in modo selettivo può anche essere di aiuto l’aggiunta di zeolite all’interno dell’acqua di trasporto nella dose di 20g/l. Questo speciale minerale è in grado di trattenere l’ammoniaca e renderla inoffensiva. In caso di acqua particolarmente sporca e ricca di ammoniaca la zeolite aiuta moltissimo ed è talvolta essenziale se non si ha la possibilità di avere acqua “acida” da aggiungere a quella di trasporto.

Allo stesso modo si dovrà procedere nel caso in cui la temperatura dell’acqua di trasporto sia particolarmente diversa da quella della vasca di ricezione. In particolar modo, se la differenza termica è solo di 2° C, non si devono avere grandi precauzioni. Se invece è maggiore, è necessario incrementare la temperatura non più velocemente di 1° ogni 10 minuti.

Se, invece, l’acqua di trasporto è priva di ammonio-ammoniaca è possibile effettuare l’acclimatazione anche in questa acqua.

Sarà perciò importante tenere in considerazione  pH e la temperatura. In questo caso è sufficiente una pietra porosa che elimini l’anidride carbonica, alzando lentamente il valore del pH. Inoltre, un lento apporto di acqua proveniente dalla vasca di destinazione potrà portare la temperatura ai livelli desiderati. E' anche possibile far galleggiare il sacchetto di trasporto nella vasca di destinazione attendendo fino a quando la temperatura tra i due sistemi non si pareggi.

E’ perciò fondamentale analizzare e conoscere il tipo di ambiente (l’acqua) in cui sono arrivati i nuovi Discus per riuscire ad avere un’acclimatazione il meno possibile impattante sui nuovi soggetti: se ciò avviene si avranno certamente meno problemi in tutte le altre fasi che porteranno i pesci ad abituarsi al nuovo ambiente.

 

Andrea A. Sassi

 

 

 

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